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La famiglia Besta

Esterno

Chiesa di San Lorenzo, interno. Stemma della famiglia Besta

A partire dall’XI secolo la casata dei Besta ebbe un ruolo fondamentale nella vita socio-economica e politica della Valtellina che la portò nel 1320 ad ottenere dall’arcivescovo di Milano i diritti feudali, ovvero l’amministrazione dei beni su Teglio, Sondalo e Bormio. Tra i diversi rami, quello degli Azones fu proprietario del Palazzo: nel 1425 Mastaino Besta fu nominato tenutario del feudo arcivescovile, carica in seguito riconfermata. Ma fu con Azzo I che la famiglia confermò l’ascesa sociale: podestà già nel 1492, sposò Ippolita Alberti, figlia di Nicolò e sorella dell’influente Giovanni Francesco di Bormio.

Alla morte di Azzo I, tra il 1507-1508 fu Ippolita a gestire i beni del figlio ed erede Azzo II, insieme ad Andrea Guicciardi che lo seguì dapprima come protonotario e, in seguito al loro matrimonio, come educatore. Andrea fu uomo di lettere e profondo conoscitore della cultura rinascimentale: a lui probabilmente si deve la riorganizzazione del Palazzo secondo i dettami rinascimentali.

Entrato in possesso dei beni di famiglia con la maggiore età, Azzo II continuò l’opera di rinnovamento concentrandosi sugli aspetti decorativi. Agnese Quadrio, sua sposa, fu donna colta, vicina agli ambienti letterari, e costituì una vera corte rinascimentale.
Dei due figli maschi, Carlo I ereditò il Palazzo e si imparentò con la potente famiglia protestante dei Travers, un sodalizio importante per le attività commerciali e politiche portate avanti da Carlo insieme a diverse personalità dei Grigioni.

Diversamente i suoi figli si unirono con le principali famiglie cattoliche valtellinesi. Il contrasto tra cattolici e protestanti si manifestò in tutta la sua crudeltà nel 1620 con il “sacro macello”, in cui circa seicento protestanti furono uccisi per mano di congiurati cattolici. Ciò portò ad una breve parentesi di predominio della fazione cattolica di liberazione dai Grigioni, guidata – tra gli altri – anche da Azzo IV Besta.
Alla sua morte, i beni di famiglia passarono alla figlia Alba, protagonista di un matrimonio che sancì l’unione con la cattolicissima famiglia dei Robustelli.

Fiancheggiamo il Palazzo; nella parte retrostante un ingresso ci permetterà di recarci al primo piano.

Rientra dal portone e chiedi in biglietteria –  

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