Salone d’onore
Piano primo
La sala
Eccoci nel Salone d’Onore, sala di rappresentanza del Palazzo, anche chiamato “Sala dell’Ariosto” per via del ciclo pittorico ispirato ad alcuni episodi dell’Orlando Furioso. Ci troviamo nel locale più grande del Palazzo, che si estende per ben 15 metri, ovvero per circa la metà della facciata principale. È illuminato da quattro finestre, di cui tre affacciate sulla strada e una rivolta verso il giardino.
Sulla parete opposta troviamo un ampio camino, calco novecentesco dell’originale di inizio Cinquecento che fu rimosso e venduto. Vi troviamo riprodotti diversi stemmi delle famiglie Besta, Guicciardi, Balbiani, Alberti e medaglioni retti da putti, mentre sulla volta sono dipinte le insegne delle Tre Leghe (Caddea, Grigia e Lega delle Dieci Giurisdizioni), forse in ricordo del Patto di Teglio che, secondo la tradizione, fu firmato proprio in questa sala il 27 giugno 1512 ma del quale non è definitivamente stata dimostrata l’esistenza. Questo sanciva l’alleanza tra la Valtellina e le Tre Leghe, i Grigioni, che governarono la valle fino al 1797.
In tre delle lunette sopra la cappa del camino ci sono decorazioni – ridipinte ad inizio Novecento – appartenenti alla fase più antica della decorazione della sala e raffiguranti fanciulli che suonano lunghe trombe, un leone e una figura accovacciata. Verso la metà del Cinquecento queste decorazioni furono coperte da tre scene dell’Orlando furioso. Con i restauri diretti da Luigi Perrone furono riportate alla luce con un intervento che portò tuttavia alla perdita delle tre scene ariostesche.
Alzando lo sguardo verso la volta, notiamo al centro un affresco settecentesco attribuito al pittore Giuseppe Prina che raffigura l’incontro tra Salomone e la regina di Saba.
Ma sono gli affreschi che decorano le pareti l’elemento più caratterizzante di questa sala: si tratta di un unico ciclo decorativo raffigurante ventuno episodi (ventiquattro in origine) dell’Orlando Furioso, il celebre poema in versi di Ludovico Ariosto.
Scopriamoli insieme!
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