Il “valore” del ciclo pittorico
Piano primo
Gli affreschi della sala della Creazione rimangono un’operazione senza precedenti dal punto di vista delle scelte contenutistiche e iconografiche.
Colpisce che l’ignoto pittore, oltre a rappresentare la carta geografica più aggiornata del mondo sin allora conosciuto all’interno di un ciclo dedicato alle storie della Genesi, aggiunga nelle carte celesti due costellazioni dell’emisfero australe – la Croce del Sud e le Nubi di Magellano – che invece non erano presenti nei modelli di riferimento, ovvero le carte di Vopel e di Van de Putte. Inoltre, sul bordo esterno dell’emisfero australe aggiunge sette figure umane, forse raffigurazioni dei pianeti.
L’inusuale scelta iconografica si spiega con la vicinanza alla dottrina calvinista, per la quale estensione e bellezza del Creato sono i principali indizi della saggezza e della potenza di Dio.
Tuttavia, a partire dall’osservazione della magnificenza del Creato raffigurato sulla volta, siamo guidati in un itinerario spirituale di meditazione su alcuni passi delle scritture sviluppati principalmente sulle pareti. Il fatto che le due lunette con il Peccato originale e la Vergogna della nudità siano poste sulle due porte di ingresso sembra voler ricordare a chi entra la propria condizione di peccatore e di invitare ad un percorso di meditazione per arrivare alla contemplazione di Dio.
A questo punto resta da indagare se veramente Carlo I Besta, figlio del cattolico Azzo II e padre a sua volta dei cattolicissimi Azzo IV e Carlo II, insieme con la moglie Anna Travers, che con lui aveva difeso la propria libertà religiosa calvinista, possano aver dato vita autonomamente a un ciclo così raffinato e fortemente impegnato nella teologia calvinista.
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