Piano Terra
Gli affreschi
I prospetti della corte sono interamente decorati. Una prima fascia, che separa il piano terra dal piano superiore, conserva una decorazione a grottesca, intervallata da otto medaglioni con profili di personaggi non identificati, tipici del gusto rinascimentale per la medaglistica. Solo la coppia raffigurata sul lato occidentale, con lineamenti meno stereotipati degli altri, si è ipotizzato possa ritrarre i coniugi Azzo II Besta ed Agnese Quadrio.
Al piano superiore le pareti ospitano la raffigurazione di alcuni episodi dei primi sette libri dell’Eneide di Virgilio, un soggetto frequentemente utilizzato nelle decorazioni di epoca rinascimentale. Autore del ciclo di affreschi è, probabilmente, Vincenzo de Barberis di Brescia, attivo a Milano e in Valtellina nella prima metà del Cinquecento. La rappresentazione delle diverse scene segue l’ordine cronologico della narrazione, mentre proporzioni e dimensioni variano tra una scena e l’altra. Gli affreschi sono eseguiti a monocromo, ovvero tutti giocati sulle tonalità del grigio e dell’azzurro, con un effetto che ricorda quello di un bassorilievo. Spiccano i pochi elementi dipinti a colori vivaci, come il rosso vivo delle fiamme e il giallo-oro degli ornamenti e delle vesti delle divinità. Un solo personaggio è interamente a colori: un uomo di profilo con un cesto di pane, un coltello e una brocca in mano. Si tratta, forse, del ritratto del committente o dell’artista stesso.
La narrazione ha inizio sulla parete nord. La prima scena che troviamo all’estremità destra raffigura Troia in fiamme, l’episodio che dà origine alle vicissitudini di Enea. Il racconto prosegue sulla parete est, dove Enea fugge da Troia con il padre Anchise sulle spalle e il figlio Julo per mano. Proseguendo verso destra Eolo, dio dei venti, su ordine di Giunone scatena una terribile tempesta contro le navi troiane in viaggio. Più avanti Nettuno, dio del mare, interviene placando la tempesta e portando in salvo Enea e la sua famiglia, che sbarcano sulle coste libiche. Le due donne raffigurate nell’architettura ad archi sono Didone, regina di Cartagine, e la sorella Anna: quest’ultima vuole convincere Didone a cedere all’amore di Enea.
La parete successiva riprende la narrazione proprio dalla vicenda amorosa di Enea e Didone, destinata a finire tragicamente. Enea, su ordine di Mercurio, lascerà presto Cartagine alla volta dell’Italia dove dovrà fondare Roma, mentre Didone, devastata dal dolore dell’abbandono, si ucciderà su di un rogo. Durante il viaggio verso il Lazio i troiani fanno tappa in Sicilia, che riconosciamo dalla presenza dell’Etna, dove viene seppellito il padre Anchise. La parete occidentale, la meglio conservata, raffigura gli episodi che vanno dalla partenza di Enea dalla Sicilia all’approdo a Cuma: la discesa agli Inferi e l’incontro con il padre Anchise nei campi Elisi. La narrazione prosegue poi con la rappresentazione del viaggio verso il Lazio: l’approdo alla foce del Tevere e l’incontro e l’alleanza con Latino, re del Lazio, a cui Enea renderà omaggio in segno di pace. Conclude le raffigurazioni la veduta di una città, probabilmente Roma.
Gli affreschi della parete settentrionale, che rappresentavano i successivi canti del poema virgiliano, non sono invece quasi più leggibili a causa della costante esposizione al sole. In quest’area distinguiamo una serie di figure isolate: una coppia di sposi in abiti rinascimentali (forse Azzo II e Agnese), un guerriero (probabilmente Marte), Venere e Giove. Sopra quest’ultima figura campeggia una strofa latina che recita «Sono il grande Giove che governa ogni cosa. Tutto ciò che questa casa possiede sta in nome mio», e allude all’esito felice a cui è destinata la vita di Enea che, pur segnata dalla lotta tra dolore e amore, guerra e pace, simboleggia un percorso di crescita e conquista in cui si trova un parallelismo con la nobile casata del Palazzo.
Adesso per addentrarci nelle sale, saliremo al primo piano dallo Scalone d’Onore.
– Sali al primo piano dallo scalone d’onore –
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