Ministero della Cultura

Menu

Sala del Falcone

Piano Secondo

La Sala del Falcone offre un interessante esempio di pittura trecentesca valtellinese. Deve infatti il suo nome alle scene di vita cortese come la caccia al falcone che ornano le pareti insieme a motivi geometrici. La decorazione raffigura l’arte della falconeria, la caccia con falchi e altri rapaci che la nobiltà europea e orientale ha praticato a lungo anche come forma di divertimento. Le dame rappresentate come delicate figure dai lunghi capelli biondi si stagliano in un paesaggio montano, accompagnate da falchi e altri rapaci appollaiati sulla trave e da cani da caccia ai loro piedi. Nella parete d’ingresso, al di sopra dell’originaria porta, è raffigurata l’Annunciazione, forse opera di un altro pittore, come fa ipotizzare la maggiore delicatezza del tratto. Anche questi affreschi, realizzati da artista lombardo attivo in Valtellina a cavallo tra Trecento e Quattrocento, provengono da un’altra dimora nobiliare: il demolito Palazzo Bellamira, già appartenuto alla famiglia Guicciardi. Strappate, furono ricollocate in questa stanza negli anni Settanta del secolo scorso, ricostruendo fedelmente l’ambiente originario. L’operazione di strappo contribuì a peggiorare il già precario stato conservativo dei dipinti, oggi non più facilmente leggibili. Tuttavia ciò che resta testimonia una pittura elegante, dai colori vivaci, che descrive con minuzia gli abiti, i gioielli e i preziosi accessori delle dame del mondo cortese.
Passiamo ora dall’altra porta per andare a visitare l’ultima stanza del Palazzo.

– Attraversa la piccola apertura e recati nella sala adiacente –

  • Sala del Falcone. Vista dall'angolo NE.
  • Sala del Falcone. Vista dall'angolo NE.

Tappa precedente | ⬆ Torna al percorsoTappa successiva ▶