Sala della torre sud-ovest
Piano Primo
La sala era probabilmente una camera nuziale. Un tempo le sue pareti erano decorate con affreschi, oggi quasi completamente perduti. Le poche tracce ancora visibili risultano difficili da interpretare. Tra queste, a destra della porta di ingresso, troviamo una frase in latino che celebra la natura, i fiori e i prati; al di sopra campeggia lo stemma dei Guicciardi, a conferma del fatto che Andrea Guicciardi visse a Palazzo Besta insieme alla moglie Ippolita Alberti, il cui stemma è raffigurato sulla parete di fronte.
A sinistra rispetto all’ingresso intravediamo una scena con un paesaggio marino, in cui due figure nude cavalcano un delfino. Si tratta forse della rappresentazione di Eros e Afrodite sul dorso del delfino, animale che, nella mitologia greca, è il protettore dei naufraghi e simbolo di amore. Si pensa che la scena faccia riferimento al mito di Anfitrione, molto diffuso nel Rinascimento, legato al tema della generosità e dell’ospitalità proprie di un buon padrone di casa. Sotto una delle scene, infatti, troviamo la scritta «Amphitrione» e un’altra in cui si legge, forse, la parola greca «Phyledonos», cioè “amante del piacere”. Altri frammenti di affresco illustrano paesaggi, un accampamento con cavalli e scene legate al tema del viaggio.
Nella sala troviamo anche due grandi quadri, opera di artisti del Settecento lombardo e veneziano, appartenenti alla nobildonna Francesca Ambrosetti Visconti Venosta di Ardenno e donati poi al Museo.
Andiamo ora a scoprire gli ultimi ambienti del piano oltrepassando la porta adiacente a quella da cui siamo entrati.
– Recati nella sala adiacente –
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